La Mondina
Una storia di emancipazione e solidarietà femminile, ma anche una descrizione amara e dolorosa della realtà per molte donne, ragazze e bambine, vissute solo un secolo fa.
La Mondina, di Silvia Montemurro
Edizioni e/o - 261 pagine, 19€
Questo romanzo fa parte dei sette titoli che ho scelto per il mio percorso d’autore a Testo, Firenze, lo scorso mese di febbraio. Non avevo mai letto nulla di Silvia Montemurro, ho amato la sua scrittura priva di sentimentalismo, efficace, che va dritta dove deve andare. Scrittrice contemporanea (è nata nel 1987) ha dedicato tre libri alla denuncia dello sfruttamento femminile all’inizio del secolo scorso. La piccinina (2023) Le cicogne della scala (2024) e poi La mondina, uscito nel 2025.
Il libro racconta una storia ambientata nel Piemonte rurale delle risaie in opposizione alla Torino ricca e sfavillante. I temi trattati sono tutti quelli della condizione femminile di chi lavora non solo per portare a casa i soldi per mangiare, ma per cercare di aggrapparsi alla società in evoluzione, risalendo almeno un pezzettino del muro che separa, da sempre, le donne dalla parità economica, oltreché da quella di genere. La storia è quella di Lena, una giovane mondina che vive la fatica delle risaie, e Grazia, una ricca donna borghese che la avvicina per un motivo molto particolare.
Il romanzo è ambientato nel 1913, ma parla un linguaggio che non conosce tempo, perché i temi che affronta — emancipazione, colpa, desiderio di libertà, maternità, violenza, solidarietà femminile — sono ancora molto attuali.
Il romanzo ha come sfondo un momento storico ricco di contrapposizioni. La campagna in contrapposizione alla città, la povertà alla ricchezza, l’Italia conservatrice e le conquiste sociali: tra i temi di questo libro c’è tutta la sofferenza di una classe sociale, quella delle donne lavoratrici di inizio secolo scorso, ma anche -per certi aspetti, quella della solitudine delle ricche signore borghesi, spesso sole e annoiate.
Lena e Grazia, così diverse tra loro, lottano per valicare i confini sociali e personali imposti da una società che non dà voce alle donne. I loro motivi sono diametralmente opposti, e le loro vite molto differenti. La piccola Lena è orfana, lavora in una risaia di Vercelli in condizioni di sfruttamento minorile, è la classica ragazzina che non ha nulla da perdere, di cui la responsabile pensa: <“se muore, è una bocca in meno da sfamare.” Grazia invece è la moglie del padrone, un ricco borghese che sta cercando di ottenere l’unica cosa che desidera e che la vita le nega.
Uno dei perni centrali infatti è il tema della maternità, esplorato sia come desiderio frustrato sia come strumento di controllo sociale e definita “una sorta di prigione” per le donne. Il divario tra le classi sociali è il secondo perno. Da un lato la fatica delle risaie, che sono luogo di lotta sindacale, dall’altro le pasticcerie e i salotti eleganti di Torino. Il libro analizza quanto pesino le aspettative della famiglia e della società dell’epoca, mostrando il prezzo altissimo che le donne pagano quando decidono di non obbedire alla convenzione sociale.
DA LEGGERE PERCHÉ offre un esempio di solidarietà femminile tra due donne completamente diverse.



Lo acquisterò sicuramente. Sono nipote di una mondina, qui da me in provincia di Pavia, nella zona in cui abito chiamata Lomellina, ce n'erano a migliaia 80 anni fa, molte di loro arrivavano dal Veneto e molte di loro si sono sposate qui in Lomellina lasciando per sempre la loro terra. Nonna mi raccontava sempre delle fatiche di quel mestiere spaccaossa e cantava spesso le canzoni che intonavano nelle risaie per non sentire la stanchezza.
Anch’io l’ho già inserito nella lista dei prossimi acquisti, la presentazione è stata molto coinvolgente. Mi permetto di consigliare un altro romanzo affascinante che parla di donne e del loro coraggio: “La primogenita” di Sonia Milan. Grazie, Csaba, per questo bookclub dai consigli preziosi e dai toni sempre garbati.